Passieparole

Girando per l'Italia che cammina e che legge


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In cammino di libreria in libreria

ciompi

Metti un sabato diverso nella Firenze travolta dallo shopping natalizio. Un sabato di parole e passi, di bolle di silenzio e di magie in musica. Un sabato che si sottrae a smanie e urgenze per imporre le ragioni della lentezza e persino della bellezza. Può succedere, persino in questi giorni. Può succedere e non costa nulla, né pretende un miracolo.

Merito di Walden Viaggi a piedi, con quella fucina di idee che è Alessandro Vergari. Gli ingredienti sono venuti da sé: due librerie di viaggio per una proposta di cammino da un capo all’altro della città, ma anche per difendere l’idea che le librerie sono luoghi di civiltà, che meritano anche un po’ di fatica; le letture di Andrea Semplici e del sottoscritto, tra libri già editi e libri che forse lo saranno; il sax di Susanna Cruciani a fare da contrappunto alla tentazione delle parole di troppo; e poi tutti coloro che hanno voluto esserci, a mescolare cammini e chiacchiere.

Tutto qui. Partecipazione gratuita e libera – recitava il volantino – cercate solo di essere presenti alle fermate che faremo.

Partenza alla libreria Tatata, anche per dire due cose su L’ambasciatore delle foreste. Arrivo alla libreria On the road, così da ascoltare l’amico Paolo Merlini e il modo diverso di viaggiare che racconta nel suo La felicità corre in corriera.

In mezzo quante cose. Come l’incredibile silenzio, anzi, l’incredibile vuoto in Santissima Annunziata, piazza che è quasi un simbolo del Rinascimento fiorentino e della sua umanità: a poche centinaia di metri dalla ressa ai negozi, dalle comitive dei turisti.

E giuro, non mi dimenticherò tanto facilmente quanto è successo in piazza della Vittoria, sotto il liceo Dante, che fu il mio liceo, groppo di nostalgia. Un gruppo di ragazzi che esce, ci viene incontro, tira fuori gli strumenti per tenere compagnia al nostro sax. Musica insieme, coro a più voci: e la loro Bohemian Rapsody è roba da lucciconi.

Insomma, basta crederci, almeno per un giorno. Non ci vuole molto per il sogno di un’altra città.

ontheroad

 

 

 


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A Brento, per scoprire ciò che fa bene a tutti

monteadoneValeva la pena? Saltare il pranzo per chiudere tutti gli impegni di lavoro, correre in fretta e furia a casa, prendere libri e scarponcini da trekking, gettarsi nel traffico fiorentino, bruciare chilometri in autostrada in un venerdì pomeriggio. Ironia della vita, che ti impone ritmi folli per guadagnarti qualche ora di buona lentezza.

Ma sì, certo che valeva la pena. Perché poi un pomeriggio di magnifica primavera mi ha accolto a Monzuno: e per un attimo ho sistemato la macchina a lato, solo per vedere sfilare via diversi viandanti, zaino in spalla, lungo la Via degli Dei e ognuno di loro mi è sembrato come un ringraziamento alla bellezza del nostro Appennino.

Ne valeva la pena, perché poi sono arrivato a Brento – e non c’ero mai stato – e un po’ mi vergogno a dirlo, non è che sta proprio bene per uno che ha scritto un libro sulla Via degli Dei. Però ad aspettarmi c’era Stefano Lorenzi di Appennino Slow, una persona che da tanto tempo sta promuovendo la cultura del cammino e quindi sta facendo qualcosa che fa molto bene sia alla montagna che a tutti noi. Insieme alla moglie, insieme a Francesco, splendida guida ambientale escursionista, mi ha accompagnato per l’anello del Monte Adone. Sono rimasto a bocca aperta di fronte alle torri, ho allargato il mio sguardo per tutto il mare di vette e boschi, mi sono inebriato di luce, ho provato gratitudine per l’erica in fiore, ho camminato sopra le conchiglie di un terreno che un tempo era fondale di mare – roba da non credere. Eh sì, ho anche lasciato la mia firma al quaderno custodito sotto la croce, in cima.

Mica finita, però. Perché poi siamo arrivati al circolo del Monte Adone, che anche questa  è cosa da non credere, sembra la Svizzera, solo che poi l’aria che respiri è quella delle nostre parti, anzi, dell’Emilia, garbo e ospitalità. C’erano il sindaco  di Monzuno Marco Mastacchi con il vicesindaco e assessore alla cultura Ermanno Pavesi, c’era anche Luigi Lazzarini di Walden Viaggi a piedi, che ora con i suoi viaggi gira per il mondo, ma che ha cominciato proprio da queste parti e mi sa che un po’ di nostalgia la prova.

Non eravamo in molti, ma proprio per questo è stato più facile sedersi in cerchio e conversare insieme: della Via degli Dei che l’anno scorso è stata affrontata da almeno 6.500 camminatori che hanno prodotto – sono le stime – qualcosa come due milioni di fatturato; della montagna che ha bisogno dei camminatori e dei camminatori che hanno bisogno della montagna, con buona pace di chi pensa di poter essere ancora la Cortina del centro Italia; di un’economia che può ripartire in questo modo, ma senza tradire i valori dell’ospitalità: perché, tra l’altro, a volte proprio non cercando il massimo interesse si fa meglio il proprio interesse e l’interesse di tutti.

E quindi, bene che alcune strutture concedano anche lo spazio per piantare la tenda a chi non ha soldi per prendersi una camera. Tanto un panino o una cena comunque se la permetteranno. Tanto così torneranno a casa più contenti e grati. E magari finiranno per inondare Facebook, Twitter e Instagram di bei messaggi sulla loro esperienza, primi testimonial della Via degli Dei. Mentre anche chi ha dato, ha concesso, ha fatto qualcosa in fondo si sentirà meglio e avrà fatto qualcosa per la sua (e nostra) montagna.

Tutto questo in  parte c’è già. Siamo tutti in cammino. E sapete cosa, da Brento sono tornato con l’idea che sulla Via degli Dei sta succedendo qualcosa di bello. Come si stesse costruendo una sorta di comunità di idee, valori e naturalmente passi.

Come se ne potesse venire fuori qualcosa di bello per tutto il paese.