Passieparole

Girando per l'Italia che cammina e che legge


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Una domenica per far prendere aria ai tre uomini

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E’ anche in questo modo che si può raccontare un cammino e tuffarsi nelle pagine di un libro. Dandosi appuntamento per una passeggiata insieme, con tante persone che non hai mai conosciuto prima, ma con cui ci si ritrova a conversare come se ci si frequentasse da un pezzo. Con le parole di una giornalista attenta e innamorata della montagna come Laura Villoresi che ha coniato l’idea del “cammino ripensato”. Con un bel pic nic su un prato soleggiato dopo tanti saliscendi lungo la Via degli Dei: e tra un morso e l’altro al panino al prosciutto quante cose vengono fuori.

E’ andata così domenica, lungo uno dei tratti più belli della via che unisce Bologna a Firenze, dal passo della Futa fino al Monte Gazzarro e all’Osteria Bruciata. Più o meno cinque ore di cammino condite di tante parole, per un’iniziativa organizzata dalla Pro Loco di Firenzuola insieme a Trekking Mugello.

Bella fin dall’inizio questa mattina, con l’appuntamento al bar ristorante del Passo della Futa, che da generazioni vede passare gente in moto, bici, auto e sempre di più anche a piedi. Un caffè per cominciare con accompagnamento di battute e pacche sulle spalle. Claudio – assieme al fratello l’ultima generazione del bar ristorante – ha la sua copia di Tre uomini a piedi e mi fa il regalo più bello: una maglietta con il logo della Via degli Dei. C’è anche il sindaco di Firenzuola, Claudio Scarpelli, che dice cose importanti su quanto i cammini e i camminatori possono fare per questi monti.

Poi via si parte, con Ciro e Isabella come guide e io ad ansimare già al primo strappo. Però fiato lo ritrovo, poco dopo: giusto per raccontare di come i tre uomini un giorno si sono messi a camminare e di come i piedi ci aiutino a pensare in un altro modo e a stabilire una diversa relazione con il tempo.

Sarei stato bene comunque in una giornata così. Però penso che ai libri facciano bene cose così più che tante presentazioni. Anche loro devono prendere un po’ di aria, di tanto in tanto


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Storia dei due amici che scoprirono una strada

casentino

Quale strada prendere?

“Di solito bisogna fare uno sforzo mnemonico per ricordare, oggi vi chiediamo di farlo per dimenticare tutto ciò che avete intorno e che non c’era a quel tempo”

Ecco, comincia così il racconto di Cesare Agostini e Franco Santi, i due uomini che hanno scoperto la Flaminia Militare,  l’antica strada romana che attraversa l’Appennino da Bologna a Firenze e che accompagna per diversi tratti i camminatori lungo la Via degli Dei.

Un pomeriggio fiorentino, all’Auditorium della Cassa di Risparmio in via Folco Portinari.  I promotori del premio letterario Chianti hanno avuto la bella idea di organizzare anche questo incontro, in vista della cerimonia di premiazione del 27 maggio. Questa volta non devo risalire sui miei monti, per ritrovare il basolato romano e immaginare i passi che secoli e secoli fa l’hanno calpestato. Di tutto questo si parla a pochi passi dal Duomo, dalle comitive di turisti e anche dal mio ufficio. Non posso mancare.

Meno male, non è solo un incontro per studiosi dell’Antica Roma, magari appassionati di toponomastica o di viabilità di altre epoche. Lo ha spiegato bene all’inizio Paolo Codazzi, scrittore e animatore del Premio Chianti:

“Oggi parliamo di una straordinaria avventura, una scoperta non meno sensazionale di quella di Vetulonia a opera di un medico condotto”.

Ecco, proprio così: perché non nascono come esperti di archeologia, Agostini e Santi. Casomai lo diventano sull’onda dell’entusiasmo. Sono due persone diverse, uno avvocato, l’altro scalpellino – o come dice lui, uomo di sasso. In comune hanno le radici sulla montagna emiliana. E la loro amicizia, cementata nelle estati di villeggiatura.

Non sono studiosi riconosciuti, ma un giorno salta fuori una moneta romana. E loro si mettono in testa che se c’è la moneta deve esserci anche la strada, quella strada di cui in una pagina della sua storia parla Tito Livio e che – incredibile – nonostante sia scomparsa da un’infinità di tempo è rimasta nei racconti dei nonni.

Badile, piccone e con essi lo strumento più prezioso, la tenacia per andare avanti malgrado tutto. E la strada romana alla fine salta fuori. Prima un pezzo, poi anche un altro e un altro ancora. Fino ad arrivare a Fiesole….

“Cercando non a caso, ma sulla base della logica”, spiegano oggi i due. “Noi che abbiamo da sempre percorso le mulattiere ci siamo trovati di fronte a un’autostrada”, aggiungono.

Autostrada, può essere…. Ma fatto sta che per secoli se n’era perse le tracce e ritrovarla non è stato un gioco. Anche se col senno di poi vien facile dire: quei due filari, che ancora oggi ci sono, non delimitano il tracciato di quella che una volta era una strada?

Che storia meravigliosa… Io la provo a raccontare in qualche pagina di Tre uomini a piedi. La storia di due amici che ritrovarono una strada. Archeologi dilettanti. Pensate che può significare per me, che da ragazzino sognavo città intere da scoprire, templi da liberare dalla giungla, civiltà sepolte da riportare al sole.


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Tra viaggiatori parlando del viaggio sotto casa

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Ci sono librerie dove ogni angolo è una porta sul mondo, un mazzo di possibilità, un sogno da coltivare o un biglietto da staccare. In una ci sono capitato in questi giorni, ulteriore tappa di questo mio viaggio nel viaggio, di questo viaggio dopo il viaggio che si è fatto libro.

Libreria di Avventure nel Mondo, a Roma, a pochi passi dal Tevere. Entri e ti viene da pensare che anche questo posto è un fiume, un fiume di parole, che scorrono e vanno verso il mare che contiene tutti i luoghi segnati sugli atlanti, i nomi che possono farsi destinazione, gli altrove che non basterà una vita ad abbracciare.

Pensi questo e poi pensi anche che questa libreria non è solo una libreria, o meglio, è ciò che dovrebbe essere una libreria, soprattutto una libreria di viaggio, un porto di mare dove si attracca e ci si prepara a nuove partenze, un caminetto dove ci si lascia andare ed è bello raccontarsi le storie. Un posto dove ci si ritrova e ci si riconosce.

Con tutto questo, figurarsi, questa volta sono entrato con qualche imbarazzo. In questo covo di grandi viaggiatori, che ci faccio io? E con tutti questi titoli intorno, che portano in Patagonia oppure in Borneo, che cosa c’entra un libro come Tre uomini a piedi? Un viaggio che è solo 35 minuti di treno per scavalcare l’Appennino e scendere a Bologna, quindi cinque giorni per tornare a casa a piedi, un viaggio che inizia solo per farsi ritorno.

Vai a sapere se ci sarà qualcuno e se quel qualcuno piuttosto non avrà per la testa una spedizione nei parchi della Namibia o per le isole Andamane.

Poi ti accoglie Flavia, la bravissima libraia che non te lo dice, ma pare proprio che faccia il lavoro più bello della terra e che ne sia convinta, malgrado tutto. Accanto alla cassa ha sistemato guide e mappe della Via degli Dei. Poi ti accompagna allo scaffale dove molti altri cammini della nostra splendida Italia aspettano me, aspettano te. Diversi sono libri di persone che conosco: com’è che in posti così si finisce per scoprire i sottili fili dell’amicizia?

Rinfrancato mi metto a sedere. Non ho portato foto da mostrare, è giusto lasciarle a chi scala le Ande o si tuffa tra i coralli dei mari australiani. Sorrido: ma sapete com’è che siamo partiti per questo viaggio? Ora ve lo spiego…

E comincio con la storia di un pub sotto casa e di amici che si sono consumati le dita a forza di girare un mappamondo. Al mio sorriso rispondono altri sorrisi.

Incredibile, in questa libreria mi sento a casa. In questa libreria che è come il mondo.


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A Brento, per scoprire ciò che fa bene a tutti

monteadoneValeva la pena? Saltare il pranzo per chiudere tutti gli impegni di lavoro, correre in fretta e furia a casa, prendere libri e scarponcini da trekking, gettarsi nel traffico fiorentino, bruciare chilometri in autostrada in un venerdì pomeriggio. Ironia della vita, che ti impone ritmi folli per guadagnarti qualche ora di buona lentezza.

Ma sì, certo che valeva la pena. Perché poi un pomeriggio di magnifica primavera mi ha accolto a Monzuno: e per un attimo ho sistemato la macchina a lato, solo per vedere sfilare via diversi viandanti, zaino in spalla, lungo la Via degli Dei e ognuno di loro mi è sembrato come un ringraziamento alla bellezza del nostro Appennino.

Ne valeva la pena, perché poi sono arrivato a Brento – e non c’ero mai stato – e un po’ mi vergogno a dirlo, non è che sta proprio bene per uno che ha scritto un libro sulla Via degli Dei. Però ad aspettarmi c’era Stefano Lorenzi di Appennino Slow, una persona che da tanto tempo sta promuovendo la cultura del cammino e quindi sta facendo qualcosa che fa molto bene sia alla montagna che a tutti noi. Insieme alla moglie, insieme a Francesco, splendida guida ambientale escursionista, mi ha accompagnato per l’anello del Monte Adone. Sono rimasto a bocca aperta di fronte alle torri, ho allargato il mio sguardo per tutto il mare di vette e boschi, mi sono inebriato di luce, ho provato gratitudine per l’erica in fiore, ho camminato sopra le conchiglie di un terreno che un tempo era fondale di mare – roba da non credere. Eh sì, ho anche lasciato la mia firma al quaderno custodito sotto la croce, in cima.

Mica finita, però. Perché poi siamo arrivati al circolo del Monte Adone, che anche questa  è cosa da non credere, sembra la Svizzera, solo che poi l’aria che respiri è quella delle nostre parti, anzi, dell’Emilia, garbo e ospitalità. C’erano il sindaco  di Monzuno Marco Mastacchi con il vicesindaco e assessore alla cultura Ermanno Pavesi, c’era anche Luigi Lazzarini di Walden Viaggi a piedi, che ora con i suoi viaggi gira per il mondo, ma che ha cominciato proprio da queste parti e mi sa che un po’ di nostalgia la prova.

Non eravamo in molti, ma proprio per questo è stato più facile sedersi in cerchio e conversare insieme: della Via degli Dei che l’anno scorso è stata affrontata da almeno 6.500 camminatori che hanno prodotto – sono le stime – qualcosa come due milioni di fatturato; della montagna che ha bisogno dei camminatori e dei camminatori che hanno bisogno della montagna, con buona pace di chi pensa di poter essere ancora la Cortina del centro Italia; di un’economia che può ripartire in questo modo, ma senza tradire i valori dell’ospitalità: perché, tra l’altro, a volte proprio non cercando il massimo interesse si fa meglio il proprio interesse e l’interesse di tutti.

E quindi, bene che alcune strutture concedano anche lo spazio per piantare la tenda a chi non ha soldi per prendersi una camera. Tanto un panino o una cena comunque se la permetteranno. Tanto così torneranno a casa più contenti e grati. E magari finiranno per inondare Facebook, Twitter e Instagram di bei messaggi sulla loro esperienza, primi testimonial della Via degli Dei. Mentre anche chi ha dato, ha concesso, ha fatto qualcosa in fondo si sentirà meglio e avrà fatto qualcosa per la sua (e nostra) montagna.

Tutto questo in  parte c’è già. Siamo tutti in cammino. E sapete cosa, da Brento sono tornato con l’idea che sulla Via degli Dei sta succedendo qualcosa di bello. Come si stesse costruendo una sorta di comunità di idee, valori e naturalmente passi.

Come se ne potesse venire fuori qualcosa di bello per tutto il paese.

 


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Un cammino sotto la pioggia prima di chiacchierare

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Mica male, arrivare a presentare un libro su un cammino dopo aver camminato per un bel pezzo. Mica male, se poi arrivi insieme alle persone con cui hai condiviso un bel pezzo di strada, mescolando passi e parole.

Prima non mi era mai successo, solo una volta mi ero “conquistato” la presentazione con un discreto impegno fisico. Qualche anno fa, nell’ambito di una meravigliosa manifestazione, il Giro d’Italia in 80 librerie. A me era toccata la tappa da Livorno a Cecina, nel giorno più torrido dell’intera estate. Ero sceso di bici con una mezza insolazione. Per spiccicare parola avevo seccato una bottiglia d’acqua. Era stato un giorno meraviglioso.

Questa volta la sete non è stata un problema. Piuttosto di acqua ce n’è stata fin troppa, sulle nostre teste. Ma procedo per ordine, per dirvi che la cosa era stata organizzata dalla splendida Pro Loco di Vaglia (almeno fatemi ringraziare Sandro Corona, Sebastiana Gangemi e Costanza Villani), con la volontà certamente di parlare del mio libro, ma anche di raccontare le attrattive della Via degli Dei.

E prima di raccontare, non era meglio rendersene conto di persona?

Così era spuntata una vecchia amica, Elena Beleffi, nel frattempo diventata guida ambientale. Sua l’idea di far precedere alla presentazione un’esperienza di cammino.
Meteo impietoso, certo. Qualche esitazione alla partenza. Dopo pochi passi il diluvio ci ha costretto a rintanarci sotto un ponte della ferrovia. Ma poi in una dozzina siamo ripartiti per il nostro assaggio di Via degli Dei. Fino a Buonsollazzo, splendida badia che stringe il cuore vedere in questo stato di abbandono. E poi giù giù, fino al centro civico che ospitava l’incontro.
In che condizione? Vi dico come ero ridotto io. Fradicio, con i pantaloni inzaccherati fino al ginocchio e gli scarponcini da trekking buoni per i pesciolini rossi.

Certo non il look da una presentazione come le altre. Ho strizzato la mantella, l’ho ripiegata, mi sono messo a sedere. Sul tavolo già le copie di Tre uomini a piedi. Ho guardato le persone davanti, che erano molte. E poi ho cominciato a parlare, come si fa alla fine di una tappa. Come in un rifugio, magari con un bel fuoco nel camino a riscaldare.

Fradicio, non disidratato come l’altra volta. Ma un altro giorno meraviglioso.


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Buona la prima a On the road

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Beh, la prima presentazione in libreria è andata. E’ stato bello trovare la splendida libreria On the road di Firenze piena come un uovo, nonostante gli impegni del week-end e la bufera fuori. Bello scuotere la mantella, ripiegarla e varcare la soglia.  Solo per sentirsi un po’ come a casa, anche se in una libreria di viaggi come questa è facile chiamare casa il pianeta intero.

Ieri c’erano anche gli altri due uomini a piedi – Arnald e Massì – e non mancavano altri con cui è una vita che mi ritrovo al solito pub, magari per il venerdì della working-class, come lo chiamavamo un tempo. I nostri viaggi spesso sono cominciati davanti a una pinta, con una carta o una guida su uno di quei tavoli. Sono stati da quelle parti i primi passi che poi ci hanno portato sulla Via degli Dei.

Mica facile parlare di un proprio libro di fronte alle persone che dentro quel libro, malgrado loro, ci sono finite. Mi sa che qualche argomento ho provato a eluderlo, cercando la risposta obliqua.

Non so se è così che si fa. Da oggi, intanto, le mie parole sui cammini arrivano in altre realtà. Per esempio per incontrare le persone che in questi giorni stanno animando l’esperienza del social trekking a Pistoia.

Martina, la bravissima libraia di On the road, dice che la Via degli Dei sta diventando il cammino più gettonato. Dal suo punto di vista, sta rivaleggiando con la Francigena e il Cammino di Santiago.

La cosa mi fa pensare. Vai a sapere se il cammino pigro e le lasagne dei Tre uomini spingeranno altri a mettersi in cammino.