Passieparole

Girando per l'Italia che cammina e che legge


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Parole e canti, una domenica sulla Francigena

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Foto di gruppo sotto Palazzo Chigi. Non a Roma ma a San Quirico, nel cuore della Val d’Orcia, lungo la via Francigena. Foto di gruppo per camminatori sulle tracce degli antichi pellegrini. Foto di gruppo per gente che sa che il cammino è ascolto: di noi stessi, degli altri e persino delle parole custodite dai libri o portate dalle canzoni.

Si comincia. Accanto a me c’è Valentina Pierguidi, ottima guida ambientale: e sulla sua presenza contavo. Ma c’è accanto a me anche un’amica che invece è una sorpresa: Giuditta Scorcelletti, voce magnifica, interprete di canti e canzoni. Chitarra, bastoncini da trekking, libri nello zaino, sorrisi del buonumore, in una giornata che promette bene.

L’occasione è Francigena d’autore una passeggiata letteraria fino a Bagni Vignone organizzata nell’ambito della ottima rassegna I colori del libro – e se ancora non ci siete stati non mancate l’anno prossimo. Chi l’avrebbe detto: siamo un centinaio in questa domenica mattina. A muoversi è un piccolo di esercito che pare annunciare un paese migliore. Avanti, non a caso, ci sono le maglie arancioni degli Scarpe Diem di Torrenieri.

Avanti, ma senza fretta. Tanto ci si ferma subito per godere della bellezza degli Horti Leonini. E dopo uno strappo in salita c’è una splendida quercia ad aspettarci con la sua ombra. E dopo non mancano certo altre occasioni.

Valentina è come ci prendesse per mano quando ci racconta di questa strada e del paesaggio intorno. Io cerco di fare ciò che posso leggendo Erling Kagge e Rebecca Solnit. Giuditta addirittura chiama i lucciconi agli occhi quando in un borgo di antiche pietre regala un Guccini meno conosciuto.

E poi l’arrivo, nell’incanto di una piazza dove sono le bancherelle dei libri a farla da padrone. Michele Taddei  ci racconta di quale gesto sovversivo sia il cammino, nel mondo d’oggi, io  concludo con i versi dal Preludio di William Wordsworth. Giuditta ritorna al suo disco sulla splendida Violeta Parra e ci saluta con .

Che volere di più? Ragnatela di emozioni, nei passi per un’altra Italia.

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Sulla Via Ghibellina, tutti insieme

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Ce la farò? E come? Mi fermerò a metà strada, suprema onta? O arriverò che non sarò più in grado di mettere due parole in fila, proprio quando i passi lasceranno il posto alla conversazione sui libri?

Ecco, è con questo spirito che l’altro giorno mi sono presentato al ponte da Verrazzano, per affiancarmi agli amici della splendida Compagnia dei Pellegrini Erranti. Nell’ambito del primo Festival del Viandare mi hanno coinvolto in una giornata di cammino e lettura, da Firenze a Rignano sull’Arno. Qualcosa come 25 chilometri con diverse salite e salitelle – e io da un mese sono fermo, transito dalla sedia del computer al divano, tra afa e zanzare.

Ma sì proviamoci, è una vita che voglio raggiungere Rignano a piedi, prima tappa della Via Ghibellina.

Passano i chilometri, il sole comincia a battere e la chiazza di sudore sulla maglietta si allarga. Però, incredibile, la preoccupazione di non arrivare in fondo è svanita. Trattengo anche la domanda che a volte si fa litania: quanto manca?

È che sto bene, mi trovo bene. Fa questo, il cammino insieme ad altre persone, scatena onde di empatia. Le persone possono avvertirsi amiche anche se si sono appena incontrate per la prima volta, nei passi fianco a fianco, senza essersi presentate. I nostri corpi si fanno corpo che condivide stesse sensazioni: e non importa se di tanto in tanto è preferibile restare indietro e ascoltarsi.

Leggo. Una pagina da Camminare di Erlin Kagge, un’altra dalla Storia del Camminare di Rebecca Solnit, poi tento un ragionamento sulle relazioni che il cammino innesca, partendo dal mio .

E c’è il momento del panino sul ciglio del sentiero, il momento della discesa quando le gambe pesano come sassi ma la meta si lascia annusare. C’è il momento in cui una persona che non hai mai visto prima ti si affianca e, sorpresa, comincia a raccontare di cose fin troppo importanti, che chiamano in casa l’essenza della vita e della morte. E ti sembra incredibile che qualcuno si confidi in questo modo, eppure allo stesso modo ti sembra tutto così normale. Quello che semplicemente deve succedere, tra persone in cammino.

Per non dire dopo. Con le persone sedute in cerchio – i libri dopo il cammino. Con un pranzo sull’aia e i canti intorno a un falò. Sono proprio io? Questa è l’Italia?

Stanchezza, lampi di felicità nel giorno che finisce.

 

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