Il piccolo festival che va in rete per rivedersi in Appennino

Il maledetto virus ha cancellato festival, rassegne e incontri in libreria, svuotato le agende dei tanti che credono che la cultura si intessa anche di relazioni sociali, sottratto la possibilità di sguardi, domande, abbracci. Eppure si può fare ancora molto, malgrado tutto: tante buone cose che le possibilità della tecnologia consentono e l’intelligenza e la passione spingono avanti. 

Si raccontavano spesso in un’aia, o intorno a un camino, le storie: e da questo punto di vista non c’è paragone, soprattutto se si aggiungono gli odori e i sapori, magari con un fiasco di vino da far girare. Ma camino – o aia – in certi tempi può essere anche lo schermo di un computer. 

Così ‘Ndar è andato integralmente in rete, grazie anche alla collaborazione tra Pangea e realtà quali Padova per tutti. E ci sono stati incontri, reading, presentazioni di libri, persino mostre fotografiche e la proiezione di un film – La regina di Casetta, assolutamente da vedere – il tutto tenuto insieme dai versi di Dino Campana, dall’amore per la montagna. Con l’idea che quest’ultima sia non solo crisi ma opportunità. E che soprattutto oggi ci possa essere maestra. 

Torneremo sull’Appennino, ci torneremo presto anche con Giandomenico e gli amici del festival: per camminare, conversare, sederci a tavola insieme. Ma intanto ‘Ndar ha già dimostrato che la cultura è ponte che azzera le distanze, spinta verso l’alto – la cima delle montagne – per spalancare visioni più ampie.