Passieparole

Girando per l'Italia che cammina e che legge


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Un gatto in libreria….

Lei è Lola…. e per la prima volta ho ceduto alla tentazione di postare un’immagine felina sui social. Una di quelle cose di cui un po’ ci si vergogna, come vedere la finale di Sanremo dall’inizio alla fine e magari fare persino il tifo. Un po’ nazionalpopolare, lo ammetto.

Però un gatto vuol dire casa, una libreria vuol dire casa (vago ricordo di Cicerone che affermava che una casa senza libri è come una stanza senza finestre), figurarsi un gatto in libreria…

E casa è ciò che rende più bello il ritorno…

lola


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Il colibrì, il fuoco e le mie librerie

libri

Vedete, un pensiero, l’ultimo su questo blog per il 2018, lo voglio dedicare ai librai. In particolare ai librai delle piccole librerie indipendenti che, malgrado tutto, ancora esistono e resistono in Italia.

Diversi di loro ho avuto modo di conoscerli di persona in occasione di qualche incontro, altri sono solo un nome, una presenza sui social, un’insegna che riesce comunque a rassicurarmi.  Mi auguro di conoscerli di persona: e di persona vorrà dire entrare nella loro libreria, considerare le loro vetrine, i libri che scelgono, le idee e le passioni che li animano.

Ho nascosto in uno dei cassetti dei miei sogni l’idea di fare il libraio. Ogni tanto spunta fuori e la ricaccio dentro, con tutto l’immaginario che ci ho costruito intorno e che di tanto in tanto mi viene aizzato contro da qualche titolo – tipo Vita da libraio di Shaun Bythell, per intendersi.  Per fortuna, mi viene da dire, oltre alle competenze mi manca il coraggio: una mia libreria è come un altrove da non disturbare con un viaggio vero.

Però le librerie restano i posti dove più di tutti mi sento a casa.  I miei amici, certo, potrebbero aggiungere: anche i pub. E dovrei dare loro ragione.  In effetti c’è qualcosa che unisce i pub e le librerie e che va oltre il boccale e il libro: ovvero la possibilità di intrecciare conversazioni e in questo modo di sentirsi parte di una comunità.

Con la mia particolare fissazione per i libri che parlano di libri, ecco, ho appena finito di rileggere 84 Charing Cross di Helene Hanff. Sono pagine magnifiche, che raccontano della relazione di anni e anni tra una lettrice americana e un libraio di Londra. Persino a distanza e con i libri inviati per posta: eppure niente a che vedere con Amazon,  perché con Amazon non ci sarebbe stato niente di tutto questo, a parte i libri infilati in una busta, tutto sommato il meno.

E quella era una relazione a distanza, figurarsi se avete la fortuna di una libreria vicino. Io sono tra quei fortunati: ci passo davanti due volte al giorno, quando vado e torno dal lavoro. Talvolta mi fermo per scambiare due parole e qualche consiglio. A volte un titolo che suggerisco io, più spesso, ovvio, un titolo che mi viene suggerito.  Succede che qualcosa venga fuori da una conversazione a cui tendo l’orecchio o da qualche altro lettore.

Come l’altro giorno, in cui il mio spacciatore di libri sotto casa stava chiacchierando con un ragazzo proponendogli un autore di cui non avevo mai intercettato nemmeno il nome: Laurent Mauvignier. Potente, diceva, un pugno nello stomaco, ma davvero bello.  Chiaro che non sono tornato a casa senza un suo libro: Storia di un oblio. Poco più di sessanta pagine: le ho fulminate la sera stessa, ho incassato il pugno allo stomaco e sono ancora qui che ci rimugino contento.

Il fatto è che scrivo tutto questo con la stessa malinconia che mi prende quando un collega a cui voglio bene va in pensione o quando uno scrittore che amo – oggi dico e per un pezzo dirò: Amos Oz – ci lascia e lasciandoci ci sottrae la speranza di leggerlo ancora.

In questi ultimi giorni dell’anno si tirano le somme e spesso in questo modo si tirano giù anche i bandoni. Così conto già quattro librerie che tra il 25 dicembre e il primo gennaio hanno deciso di chiudere. Tra di esse librerie che conosco e librerie di cui ho solo avuto notizia: immagino, temo, che saranno di più. Per ognuna di esse mi sembra non solo di essere anch’io un po’ più povero. Di più, è come se io stesso fossi chiamato in causa con le parole di John Donne: e perciò non chiederti per chi suona la campana. Suona per te.

Addirittura, direte voi. Beh, ognuno ha le sue battaglie, piccole e grandi che siano. Io penso che una città senza librerie sia una iattura, che un quartiere senza librerie sia comunque periferia. Penso anche che sostenere librerie, riempirle di lettori, sia una via per costruire una società migliore. O per lo meno per procedere in quella direzione. Un po’ come la storia del colibrì che di fronte all’incendio provava a spengerlo portando gocce d’acqua: faccio quel che posso, diceva a chi lo irrideva.

Sì, è questo: lascerò ai librai il mestiere da librai e piuttosto farò il colibrì. Ogni libro comprato in libreria una goccia d’acqua. Non male comunque se i colibrì saranno tanti, tutti convinti che, solo per dirne una, un libro al supermercato non è la stessa cosa.

Figurarsi che non sono nemmeno pessimista. L’umanità – sosteneva il grande Umberto Eco –  è andata avanti per secoli leggendo e scrivendo prima su pietre, poi su tavolette, poi su rotoli, ma era una fatica improba. Quando ha scoperto che si potevano rilegare tra loro dei fogli, anche se ancora manoscritti, ha dato un sospiro di sollievo. E non potrà mai più rinunciare a questo strumento meraviglioso.

Di questo sono convinto. Il libro come la ruota, inventate voi qualcosa di meglio. Se proprio volete provateci anche con la libreria.

 

Ps: la mia libreria sotto casa è L’Ora Blu di Firenze. Un giorno però mi piacerebbe fissare su una carta di Italia tutte le librerie che conosco e che amo: per ognuna una puntina da disegno e un pensiero.

 

 

 

 


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In movimento con le Donne in Corriera

donneincorriera
Si chiamano Donne in Corriera e il nome già mi piace molto, ma ancora più bello è quanto fanno, nella loro Puglia e in giro per l’Italia. Ho la fortuna di averle conosciute, di essere stato più volte invitato a loro incontri – l’ultimo a Bari l’altro giorno per presentare Il sogno delle mappe alla libreria Laterza – di condividere con loro alcuni progetti e ora – che orgoglio – anche di esserne diventato socio onorario.
Nasce nel giugno 2011, da un gruppo di amiche, questa associazione culturale: come naturale evoluzione dell’amore per la lettura – spiega il sito – che le aveva già unite da tempo durante serate ove ciascuna sottoponeva brani di libri famosi o solo piaciuti, ispirati ad un argomento prestabilito.
E col tempo quante cose: incontri in libreria, ma anche visite in biblioteca – una caratteristica dell’associazione è proprio la ricerca dei luoghi del libro, mi sembra importante – i viaggi alla scoperta dell’Italia culturalmente più affascinante, i ponti lanciati ad altre realtà per condividere e costruire insieme….
Senza la parola, senza la scrittura e senza i libri non si dà storia, non esiste l’idea di umanità.  E’ la frase di Hermann Hesse che saluta chi va a trovare queste donne, queste amiche, sul loro sito.
Vi invito ad andarci e non aggiungo altro, se non la convinzione, ogni volta che ritorno da Bari, che l’Italia sia molto migliore di quanto ci tocca dipingerla: grazie a realtà così, grazie alla rete invisibile che un giorno le unirà.
bologna


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Portando in giro il sogno delle mappe

“Le mappe sono un modo di organizzare la sorpresa”, scriveva Bruce Chatwin.

Ci sono i mappamondi su cui ancora oggi i bambini sognano e ci sono i sogni che le mappe dei sentieri alimentano in ogni camminatore, non importa di quale età. Ci sono gli antichi atlanti di un mondo che attendeva di essere scoperto e ci sono le carte che ancora oggi accompagnano il viaggiatore, nell’epoca dei Gps e e di Google Earth.

Malgrado le tecnologie digitali e una geografia di cui si vorrebbe fare a meno continuano a sedurre, emozionare, narrare.

Le mappe sono la nostra isola del tesoro, e in esse è ancora possibile ritrovare noi stessi e i nostri viaggi. Io ho provato a raccontarle in questo mio piccolo libro – Il sogno delle mappe – uscito in queste settimane per la Piccola filosofia di viaggio di Ediciclo.

Ricomincio a girare l’Italia, in molte librerie. Per parlare insieme di mappe e dei loro sogni.

meister

 

 


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A San Benedetto l’Italia dei libri e dei cammini

San Benedetto Val di Sambro, un sabato pomeriggio di primavera. Chi ci sarà mai, in un giorno così, alla presentazione di un libro? Tanto più che in contemporanea c’è anche un matrimonio. Figurarsi, me l’hanno segnalato quasi per mettere le mani avanti. Mica male però: dai, ci sono ancora posti dove il matrimonio non è solo una questione privata, ma riguarda tutti.

Mi dispongo con quieta rassegnazione. In ogni caso mi godrò la bellezza dell’Appennino in un meraviglioso giorno di sole. Magari ne approfitterò per sperimentare qualche scampolo di sentiero.

Quest’ultimo proposito, per la verità, naufraga miseramente. Sono partito per tempo, ma non ho fatto i conti con la Variante di Valico, o meglio, con il navigatore impazzito al cospetto di uscite che non sono più quelle di un tempo. Pensare che ho sempre scandito il passaggio di questi monti con i nomi di località ormai quasi mitiche: Roncobilaccio, Pian Del Voglio, Rioveggio… i punti fermi di una mappa cui non mi sbarazzerò da un giorno all’altro. Abitudine e nostalgia, lo so: ma solo in questa spedizione – e solo a Sasso Marconi – ho inteso che questi nomi avrei ritrovato solo sul vecchio tracciato autostradale, non sulla variante che sembra la Svizzera.

benedettoInsomma arrivo a pelo, giusto in tempo per un caffè. Però che bella questa libreria, pare un focolare per un’intera comunità. Ci sono persino persone ad aspettare Tre uomini a piedi e le mie chiacchiere.

C’è chi ho già incontrato, come Stefano di Appennino Slow, una persona che sta facendo qualcosa di importante per far conoscere queste montagne e proporre viaggi intelligenti. C’è chi ho conosciuto per un saluto su Facebook, come Elisa, titolare di un Bed and Breakfast a Madonna dei Fornelli, che non può trattenersi perché stasera ha molti ospiti a cena, però un salutino voleva farmelo. C’è Fabrizio, che dialogherà con me durante l’incontro e che è una di quelle persone con cui è facile immaginarsi a cena, a conversare di cose belle e profonde. E c’è Loris, che da quel poco che ho conosciuto deve essere una macchina da guerra nell’organizzazione di manifestazioni che racchiudono un’idea di futuro, si tratti di una giornata di poesia in un borgo di montagna come di una passeggiata con i bambini per spiegare cos’è un bosco e perché è necessario proteggerlo.

Così è questo che mi viene da dire, seduto in questa biblioteca: sapete, sono fortunato. Lo sono perché mi capita di girare per l’Italia e incontrare persone come voi. E non lo dico per dire: ne sono convinto. C’è un paese che è migliore di quanto ci si immagini e ci si racconti. E’ qui, anche oggi, tra noi.

Vedrete cosa riusciranno a fare i libri – e i cammini – in questo paese.