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Storia dei due amici che scoprirono una strada

casentino

Quale strada prendere?

“Di solito bisogna fare uno sforzo mnemonico per ricordare, oggi vi chiediamo di farlo per dimenticare tutto ciò che avete intorno e che non c’era a quel tempo”

Ecco, comincia così il racconto di Cesare Agostini e Franco Santi, i due uomini che hanno scoperto la Flaminia Militare,  l’antica strada romana che attraversa l’Appennino da Bologna a Firenze e che accompagna per diversi tratti i camminatori lungo la Via degli Dei.

Un pomeriggio fiorentino, all’Auditorium della Cassa di Risparmio in via Folco Portinari.  I promotori del premio letterario Chianti hanno avuto la bella idea di organizzare anche questo incontro, in vista della cerimonia di premiazione del 27 maggio. Questa volta non devo risalire sui miei monti, per ritrovare il basolato romano e immaginare i passi che secoli e secoli fa l’hanno calpestato. Di tutto questo si parla a pochi passi dal Duomo, dalle comitive di turisti e anche dal mio ufficio. Non posso mancare.

Meno male, non è solo un incontro per studiosi dell’Antica Roma, magari appassionati di toponomastica o di viabilità di altre epoche. Lo ha spiegato bene all’inizio Paolo Codazzi, scrittore e animatore del Premio Chianti:

“Oggi parliamo di una straordinaria avventura, una scoperta non meno sensazionale di quella di Vetulonia a opera di un medico condotto”.

Ecco, proprio così: perché non nascono come esperti di archeologia, Agostini e Santi. Casomai lo diventano sull’onda dell’entusiasmo. Sono due persone diverse, uno avvocato, l’altro scalpellino – o come dice lui, uomo di sasso. In comune hanno le radici sulla montagna emiliana. E la loro amicizia, cementata nelle estati di villeggiatura.

Non sono studiosi riconosciuti, ma un giorno salta fuori una moneta romana. E loro si mettono in testa che se c’è la moneta deve esserci anche la strada, quella strada di cui in una pagina della sua storia parla Tito Livio e che – incredibile – nonostante sia scomparsa da un’infinità di tempo è rimasta nei racconti dei nonni.

Badile, piccone e con essi lo strumento più prezioso, la tenacia per andare avanti malgrado tutto. E la strada romana alla fine salta fuori. Prima un pezzo, poi anche un altro e un altro ancora. Fino ad arrivare a Fiesole….

“Cercando non a caso, ma sulla base della logica”, spiegano oggi i due. “Noi che abbiamo da sempre percorso le mulattiere ci siamo trovati di fronte a un’autostrada”, aggiungono.

Autostrada, può essere…. Ma fatto sta che per secoli se n’era perse le tracce e ritrovarla non è stato un gioco. Anche se col senno di poi vien facile dire: quei due filari, che ancora oggi ci sono, non delimitano il tracciato di quella che una volta era una strada?

Che storia meravigliosa… Io la provo a raccontare in qualche pagina di Tre uomini a piedi. La storia di due amici che ritrovarono una strada. Archeologi dilettanti. Pensate che può significare per me, che da ragazzino sognavo città intere da scoprire, templi da liberare dalla giungla, civiltà sepolte da riportare al sole.