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Tre uomini in compagnia di una collana

 

Beh, tra qualche giorno cominceranno le presentazioni: e allora i Tre uomini a piedi non saranno più soli, ci saranno altri a fargli compagnia per un pezzo di strada, fosse anche solo per un’oretta di chiacchiere. E poca importa cosa avranno per la testa, una volta che saluteranno e si incammineranno verso casa.

Così tra qualche giorno. Però è da un po’ che mi gira per la testa un altro pensiero. Questo libro non è orfano, nasce in una famiglia, che per un libro si chiama collana.

Sono belle le collane: sono un modo di dare un ordine e un senso al profluvio di carta e inchiostro; rispettano il carattere individuale di un’opera, ma allo stesso tempo stabiliscono una relazione, una corrispondenza, un terreno comune in cui riconoscersi; sono un discorso che non si tronca all’improvviso, ma aggiunge qualcosa di nuovo.

Tre uomini a piedi ha trovato posto nella famiglia, pardon nella collana, che si chiama Battiti: ovvero la collana di narrativa di Ediciclo. Se volete saperne di più qui c’è un bel booktrailer. Ma per quanto mi riguarda a me basta scorrere l’elenco dei volumi già usciti, in fondo al mio libro.

(è una cosa che mi piace e che cerco in tutte le collane che mi piacciono, di tutti gli editori che mi piacciono: prima un’occhiata alla quarta, poi via a scorrere i volumi già usciti e che forse un giorno troveranno posto nella mia libreria).

E dunque Battiti: dove figurano già autori come Mauro Colombo, Michele Marziani, Roberto Piumini, Franco Quercioli, Francesco Savio, Antonio Gurrado, Paolo Nori, Francesco Ricci: e dico poco…

Romanzi che raccontano le storie di Gino Bartali e di Fausto Coppi, di Marco Pantani e di Diego Maradona. Che tornano indietro nell’Italia di altri tempi o raccontano una città – per esempio Bologna – con sguardo stravagante. Che inseguono il sogno di un ragazzo che vuole diventare campione o schiudono una via di uscita a un perdente che sembra condannato per l’eternità.

Ora è come se questi libri lasciassero uno spazietto nello scaffale dove riposano. O come se i loro autori si stringessero per farmi posto. Aggiungi un posto a tavola. E io non mi lascio pregare.

Con una certa titubanza, visto gli autori che mi trovo accanto. Cercherò di comportarmi bene. Intanto ringrazio e mi siedo.

Ps: tra le cose che riconoscono una famiglia non c’è mai solo un cognome. In questo caso mi piace ricordarne almeno una: le copertine di Riccardo Guasco.

 

 

 

battiti