Il glicine che proprio ora ha cercato il cielo

glicine

E intanto era aprile, e il glicine era qui, a rifiorire.

Così manifestava il suo stupore Pier Paolo Pasolini: e di per se stesso questo stupore è già sguardo di poeta, capace di cogliere l’emozione dell’istante, di allevare la sorpresa per ciò che in fondo è solo ripetersi, ritornare, ritrovarsi. Perché in effetti miracolo è anche questo, il ciclo delle stagioni, la primavera che arriva puntuale, l’esplosione dei colori e dei profumi. Ciò che torna, nel fluire della vita.

Così anch’io stamani mi sono concesso il regalo della meraviglia. Stavo scendendo le scale, direzione edicola, l’unica meta che mi era consentita. E quest’immagine ha catturato il mio sguardo: il mio glicine fiorito, ma non come gli altri anni, non solo puntuale, ma anche incredibilmente vigoroso. Questa volta ha avuto voglia di essere più alto dell’albero. Il quale, stupito, è come se ne stesse a guardare, con le sue foglioline timide, impigrite.

Più tardi ho ritrovato i versi di Basho, il monaco buddista che nel Giappone medievale vagabondava con la sua poesia e i suoi sandali di paglia.

Affaticato, 

mentre cerco un tetto, 

mi scopro sotto i fiori di glicine

Secoli  dopo anch’io mi sono scoperto sotto i fiori di glicine. Per un po’ ho assaporato la parola, glicine, che non a caso viene dal greco per dolce. E solo dopo ho ponderato la mia fatica, in queste settimane così difficili, la bellezza della fioritura a rendere più surreale il maledetto virus.

So che il mio glicine l’ha fatto apposta, proprio quest’anno, a cercare il cielo.