Passieparole

Girando per l'Italia che cammina e che legge


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Alla Palazzina dell’Indiano, col vento dell’Ovest

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Metti un venerdì di luglio, nel tardo pomeriggio, la città che si svuota per il fine settimana e si rovescia sulle strisce d’asfalto direzione mare. Metti invece il sottoscritto in bicicletta, placidamente in bicicletta, verso le Cascine, il polmone verde di Firenze che si distende lungo l’Arno, là dove Firenze in effetti sta diventando qualcos’altro.

L’ultimo lembo delle Cascine, la meta di altre pedalate giusto per salutare il monumento all’Indiano, il giovane maragià che nell’Ottocento venne a morire a Firenze, il suo corpo bruciato e affidato alle acque del fiume.

Oltre c’è il ponte che con la sua fisionomia sembra appartenere a un altro paese e direi anche a un altro continente. Oltre c’è l’Arno che se ne va e pare sottrarsi a tutto ciò che appartiene all’uomo, forse è già un’allusione al mare, la nostalgia per un’acqua più vasta.

Beh, questa volta non si tratta di fermarsi, salutare il giovane maragià e girare indietro. Questa volta sono qui perché è qui che voglio essere, proprio in questo ultimo lembo delle Cascine.

Da poche settimane è stato restituita a nuova vita la Palazzina che si affaccia sull’Arno e sul ponte. Dopo anni di inattività e di degrado, ha  riaperto un posto che un tempo fu glorioso centro sociale, con concerti che non sono stati dimenticati.

Oggi è la Palazzina Indiano Arte, l’ha preso in concessione, ristrutturato, riaperto il Centro Nazionale di Produzione di Virgilio Sieni, si propone di essere spazio creativo, laboratorio permanente, residenza per artisti. Molte cose, e diverse, chissà quante si realizzeranno e come. Intanto ci sono le amiche della Libreria Tatata, che propongono i primi incontri con autori di rilievo (a prescindere dal sottoscritto): c’è già stato Tiziano Fratus, a fine agosto arriveranno Marino Magliani e Mauro Daltin. Intanto ci sono corsi per bambini e passeggiate a tema.

Io ci sono arrivato la prima volta solo ieri, per presentare Man on the road, il mio piccolo libro su Jack Kerouac uscito per Clichy. Però mi sono anche distratto.

Guardavo l’Indiano alle mie spalle e mi sono detto che sarebbe bello scrivere un libro su questo giovane strappato troppo presto alla vita, allo stesso modo di Percy Bysshe Shelley, il grande poeta romantico che alle Cascine trovò l’ispirazione per l’Ode al vento occidentale, prima di affogare nel mare toscano.

Godevo di una sorprendente brezza – qui in effetti è altra cosa rispetto ai bollori del centro – e mi interrogavo su dove vanno i venti: una domanda che, in effetti, starebbe bene sulle labbra del grande Jack. A proposito consiglio di lettura. Nick Hunt, Dove soffiano i venti selvaggi.

Palazzina dell’Indiano: anche un luogo di sosta e contemplazione, così leggo sul sito. Mi piace. Mi piace che nella mia città – nel mio paese – capiti ancora, ogni tanto, di salutare l’apertura di posti che mettano insieme cultura, socialità e perché no, contemplazione.

A lungo sono stato indeciso se farmi uno spritz o una birra, seguendo il sole che scendeva a ovest. Sognando Denver e le Montagne Rocciose.

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La casetta di legno di Gioia

 

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E così Tre uomini a piedi ieri sera ha fatto tappa  a Rignano sull’Arno, che è un posto tra l’Arno e l’Appennino che  da qualche anno è balzato all’onore delle cronache politiche nazionali. Io che a Rignano  ci sono un po’ di caso preferisco rammentarvela per tante altre cose.

Per esempio, per la bellissima biblioteca, con Serena che associa alla passione del suo lavoro di bibliotecaria idee buone con buone gambe – pensate che ultimamente è riuscita a costruire anche una piccola case editrice. Per esempio, per le tante persone che la biblioteca la frequentano, che partecipano agli incontri sui libri, che accolgono scrittori di viaggio come Simona Baldanzi e Andrea Vismara.

Anch’io c’ero già stato, qualche tempo fa, per parlare de La strada delle legioni, il libro in cui racconto il cammino lungo il Vallo di Adriano, in Inghilterra. Non era stato solo una presentazione, era stata una giornata bellissima, fatta anche di spostamenti a piedi in compagnia, di letture per la strada e poi di una cena tutti insieme e di una conversazione sotto le stelle, come un tempo si poteva fare in un’aia.

Per quanto mi riguarda la cosa più bella da ricordare è la Casa della Gioia, che è una piccola casetta di legno che da qualche tempo offre ospitalità ai viandanti che percorrono uno dei diversi cammini per cui si può fare tappa a Rignano, come la Via Ghibellina. E’ piccola e accogliente come un nido. Ma soprattutto esprime gli antichi valori dell’ospitalità, della gratuità, dell’incontro con chi viene da lontano – che poi sono alcuni dei valori alla base della civiltà del pellegrinaggio.

La Casa della Gioia è stata voluta dalla Compagnia dei Pellegrini Erranti – nata qualche anno fa da gente che viene da esperienze nello scoutismo e nel volontariato, ma soprattutto amici. Gente che magari si è conosciuta sui banchi di scuola – come Simone e Lucia – e che forse per qualche tempo si è anche persa.

La Compagnia – credo di aver capito – l’hanno voluta costituire quando diversi di loro hanno tagliato il fatidico traguardo dei 50 anni…. e questo è un bell’assist per i Tre uomini a piedi che si sono incamminati sulla Via degli dei per la stessa sfida anagrafica.

Nella casetta di legno presto sarà allestita anche una piccola libreria. Ieri Simone mi ha fatto firmare le copie di alcuni miei libri che lì troveranno posto. E’ bello pensare che alcune mie parole potranno accompagnare il riposo di chi ha camminato per un giorno. Bello pensare che anche i libri facciano parte dell’ospitalità, assieme a un tetto e a un letto.

Gioia – mi ha spiegato ieri sera Simone – prima ancora che un bel sentimento è il nome di un’amica che non c’è più, che se n’è andata via troppo presto. Sono convinto che in qualche modo ci sia ancora, alla casetta di legno.