Passieparole

Girando per l'Italia che cammina e che legge


Lascia un commento

A San Benedetto l’Italia dei libri e dei cammini

San Benedetto Val di Sambro, un sabato pomeriggio di primavera. Chi ci sarà mai, in un giorno così, alla presentazione di un libro? Tanto più che in contemporanea c’è anche un matrimonio. Figurarsi, me l’hanno segnalato quasi per mettere le mani avanti. Mica male però: dai, ci sono ancora posti dove il matrimonio non è solo una questione privata, ma riguarda tutti.

Mi dispongo con quieta rassegnazione. In ogni caso mi godrò la bellezza dell’Appennino in un meraviglioso giorno di sole. Magari ne approfitterò per sperimentare qualche scampolo di sentiero.

Quest’ultimo proposito, per la verità, naufraga miseramente. Sono partito per tempo, ma non ho fatto i conti con la Variante di Valico, o meglio, con il navigatore impazzito al cospetto di uscite che non sono più quelle di un tempo. Pensare che ho sempre scandito il passaggio di questi monti con i nomi di località ormai quasi mitiche: Roncobilaccio, Pian Del Voglio, Rioveggio… i punti fermi di una mappa cui non mi sbarazzerò da un giorno all’altro. Abitudine e nostalgia, lo so: ma solo in questa spedizione – e solo a Sasso Marconi – ho inteso che questi nomi avrei ritrovato solo sul vecchio tracciato autostradale, non sulla variante che sembra la Svizzera.

benedettoInsomma arrivo a pelo, giusto in tempo per un caffè. Però che bella questa libreria, pare un focolare per un’intera comunità. Ci sono persino persone ad aspettare Tre uomini a piedi e le mie chiacchiere.

C’è chi ho già incontrato, come Stefano di Appennino Slow, una persona che sta facendo qualcosa di importante per far conoscere queste montagne e proporre viaggi intelligenti. C’è chi ho conosciuto per un saluto su Facebook, come Elisa, titolare di un Bed and Breakfast a Madonna dei Fornelli, che non può trattenersi perché stasera ha molti ospiti a cena, però un salutino voleva farmelo. C’è Fabrizio, che dialogherà con me durante l’incontro e che è una di quelle persone con cui è facile immaginarsi a cena, a conversare di cose belle e profonde. E c’è Loris, che da quel poco che ho conosciuto deve essere una macchina da guerra nell’organizzazione di manifestazioni che racchiudono un’idea di futuro, si tratti di una giornata di poesia in un borgo di montagna come di una passeggiata con i bambini per spiegare cos’è un bosco e perché è necessario proteggerlo.

Così è questo che mi viene da dire, seduto in questa biblioteca: sapete, sono fortunato. Lo sono perché mi capita di girare per l’Italia e incontrare persone come voi. E non lo dico per dire: ne sono convinto. C’è un paese che è migliore di quanto ci si immagini e ci si racconti. E’ qui, anche oggi, tra noi.

Vedrete cosa riusciranno a fare i libri – e i cammini – in questo paese.


Lascia un commento

Il futuro si fa strada: con i libri e i passi

pontederaE dunque ogni tanto i Tre uomini a piedi trovano il modo di abbandonare l’Appennino e tentare i loro passi verso città che magari non associamo a cammini. Le montagne sono profili distanti, così è facile immaginare che intorno ci siano solo la piana attraversata da autostrada e ferrovia, stabilimenti industriali, zone ai margini che non sono più città e non sono più campagna.  Tranne scoprire, naturalmente, che anche in questi dintorni ci sono splendide possibilità di cammino: magari lungo i fiumi e le aree umide, magari sulle colline che si allungano fin quasi alle case.

Così finisce la presentazione e devi ammettere, con le ultime chiacchiere: non lo sapevo, la prossima volta dovrò fermarmi di più. Anzi, perché non un intero fine settimana?

Ecco, questo mi è successo ieri sera Pontedera, ospite della bellissima Libreria Roma, un piacere per gli occhi e un esempio per quanti non sono ancora persuasi che una libreria può cambiare la vita di una città, di un quartiere.

C’ero io, a parlare di Tre uomini a piedi e naturalmente anche di Per le foreste sacre, ma insieme a me c’erano anche gli amici di Legambiente Valdera, a presentare il loro programma di escursioni per il 2017. Con le loro parole e le loro diapositive mi hanno portato in tanti luoghi che da Pontedera è facile raggiungere: i torrenti e gli antichi mulini intorno a Vicopisano, la riserva naturale di Berignone, il padule di Bientina, i boschi e gli stagni di San Rossore.

Alla scoperta delle bellezze del territorio che abitiamo. Così è intitolato il loro programma di escursioni. Un modo per camminare e per fare comunità insieme, passo dopo passo. Ma anche un modo per conoscere ciò che ci circonda e per proteggerlo.

I cammini e i camminatori sono anche questo: un modo straordinario di difendere il nostro territorio, standoci dentro. Più potente, credo, di un convegno o di un comunicato stampa – e non che non ce ne sia bisogno.

Il futuro si fa strada, scrivono gli amici di Legambiente. Io la strada la prendo proprio alla lettera.

 

 

 


Lascia un commento

Al Porto delle Storie assieme ai nomi

portostorie

 

Porto delle Storie, un dopo cena di un giorno che non sa di primavera. Sembra un bar o un circolo come altri, anche se i prodotti del commercio equo e solidale in vendita e i libri sugli scaffali a disposizione di tutti ti suggeriscono che no, non è un locale come gli altri. Anche perché il Porto delle Storie prima di essere un posto dove ritrovarsi è un bel progetto, imperniato su un’idea fantastica.

La ritrovate nel primo articolo della sua “costituzione”: la scrittura, recita, è un diritto fondamentale dell’uomo e tutti possono scrivere. Per questo, tra le molte altre cose, il Porto organizza laboratori, attività di doposcuola, incontri con scrittori, giornalisti e fotografi. Per questo prova a stimolare tutti a creare le loro storie.

No, non è davvero un locale come gli altri. E anche se non ero al meglio, anche se non mi è stato facile prendere la macchina fino a Campi Bisenzio, che dire, è stata una gran bella cosa, ritrovarmi con le mie storie di cammino nell’ambito della rassegna curata da Dea Capisani. In questo modo I tre uomini a piedi hanno raggiunto se non un porto almeno un rifugio, dove riposare e chiacchierare dopo una lunga giornata.

E poi il Porto delle Storie è ben frequentato da camminatori che amano i libri e da lettori che amano i cammini.

Come Igino Fanciullacci, che ha ben presentato Tre uomini, con intelligenza e simpatia. E tra le altre cose mi ha insegnato che la roncola è attrezzo ben diverso dal pennato. E mi ha rampognato perché sulla Calvana – la bella Calvana – ancora non sono mai salito: cosa a cui dovrò presto rimediare.

A proposito: alla fine ci è stato domandato se dalla Calvana c’era modo di arrivare alla Via degli Dei o comunque di puntare su Bologna. Così Igino ha iniziato a ragionare su un sentiero, di cui francamente non saprei riptervi niente.

Mi sono adagiato sulle sue parole e le sue parole erano soprattutto nomi, anzi toponimi. Come se avesse aperto una mappa sul tavolo per indicare ai presenti un itinerario, seguendolo col dito.

Un itinerario fatto di nomi in fila, uno dietro l’altro. Quei nomi che i nostri tempi sono propensi a rimuovere, tanto a che serviranno mai: non sono caselli dell’autostrada, fermate dell’Alta Velocità.

Quei nomi che il cammino sa recuperare. Chi cammina – ha detto qualcuno – colleziona nomi. Fosse solo per questo.


Lascia un commento

La casetta di legno di Gioia

 

La-casa-della-gioia-400x300

E così Tre uomini a piedi ieri sera ha fatto tappa  a Rignano sull’Arno, che è un posto tra l’Arno e l’Appennino che  da qualche anno è balzato all’onore delle cronache politiche nazionali. Io che a Rignano  ci sono un po’ di caso preferisco rammentarvela per tante altre cose.

Per esempio, per la bellissima biblioteca, con Serena che associa alla passione del suo lavoro di bibliotecaria idee buone con buone gambe – pensate che ultimamente è riuscita a costruire anche una piccola case editrice. Per esempio, per le tante persone che la biblioteca la frequentano, che partecipano agli incontri sui libri, che accolgono scrittori di viaggio come Simona Baldanzi e Andrea Vismara.

Anch’io c’ero già stato, qualche tempo fa, per parlare de La strada delle legioni, il libro in cui racconto il cammino lungo il Vallo di Adriano, in Inghilterra. Non era stato solo una presentazione, era stata una giornata bellissima, fatta anche di spostamenti a piedi in compagnia, di letture per la strada e poi di una cena tutti insieme e di una conversazione sotto le stelle, come un tempo si poteva fare in un’aia.

Per quanto mi riguarda la cosa più bella da ricordare è la Casa della Gioia, che è una piccola casetta di legno che da qualche tempo offre ospitalità ai viandanti che percorrono uno dei diversi cammini per cui si può fare tappa a Rignano, come la Via Ghibellina. E’ piccola e accogliente come un nido. Ma soprattutto esprime gli antichi valori dell’ospitalità, della gratuità, dell’incontro con chi viene da lontano – che poi sono alcuni dei valori alla base della civiltà del pellegrinaggio.

La Casa della Gioia è stata voluta dalla Compagnia dei Pellegrini Erranti – nata qualche anno fa da gente che viene da esperienze nello scoutismo e nel volontariato, ma soprattutto amici. Gente che magari si è conosciuta sui banchi di scuola – come Simone e Lucia – e che forse per qualche tempo si è anche persa.

La Compagnia – credo di aver capito – l’hanno voluta costituire quando diversi di loro hanno tagliato il fatidico traguardo dei 50 anni…. e questo è un bell’assist per i Tre uomini a piedi che si sono incamminati sulla Via degli dei per la stessa sfida anagrafica.

Nella casetta di legno presto sarà allestita anche una piccola libreria. Ieri Simone mi ha fatto firmare le copie di alcuni miei libri che lì troveranno posto. E’ bello pensare che alcune mie parole potranno accompagnare il riposo di chi ha camminato per un giorno. Bello pensare che anche i libri facciano parte dell’ospitalità, assieme a un tetto e a un letto.

Gioia – mi ha spiegato ieri sera Simone – prima ancora che un bel sentimento è il nome di un’amica che non c’è più, che se n’è andata via troppo presto. Sono convinto che in qualche modo ci sia ancora, alla casetta di legno.


Lascia un commento

Metti una sera a Castelnuovo Berardenga

geb

Comincia con una bella cena in compagnia, prodotti del territorio e tante idee che si mettono subito in movimento, pensare che fino a pochi minuti prima nemmeno ci si conosceva. Continua con una sala piena come non avrei mai potuto metter in conto, visto che è venerdì sera, che non mancano certo le alternative, che per di più questa non è una grande città. Finisce dopo tante domande e riflessioni, con indirizzi scambiati, progetti che, chissà, forse riusciremo davvero a far partire, un brindisi e anche i dolci che qualche socio ha portato: e per una sera dimentichiamoci della linea, tanto avremo modo di camminare e smaltire.

Ecco la sera che non ti aspetti, a Castelnuovo Berardenga, presso la sede del Gruppo escursionisti del posto. Ma forse prima ancora della sera, questa è la realtà che non ti aspetti.

In questo fazzoletto di Toscana, a non molti chilometri da Siena, la passione del cammino ha permesso di costruire un’esperienza che oggi conta 120 soci. Il Geb – questa la sigla –  ha una sede bellissima, messa a disposizione dall’amministrazione comunale a Palazzo Chigi – sì, la stessa famiglia di Palazzo Chigi a Roma. Propone un notevole programma – nei prossimi mesi per esempio si potrà attraversare l’Elba o tentare una spedizione in Val di Susa – ma soprattutto promuove la cultura del cammino: perché non si tratta mai solo di macinare chilometri e raggiungere una meta.”Siamo essenzialmente un gruppo di amici – si legge nel loro sito – che ama vivere la natura a piedi: perché amiamo i particolari, i colori, i profumi delle stagioni…” .

E c’è scritto anche questo, nel loro sito: “Fai camminare la mente”. Mi piace, questa frase semplice, mette in moto assai di più dei piedi.

Ho avuto modo di parlarne a lungo col presidente del gruppo, Angelo, con l’amica e collega che ho avuto accanto nella mia chiacchierata, Roberta, e con tanti altri soci che hanno partecipato alla serata.

Fai camminare la mente…. e perché no, è proprio per questo che credo che la scrittura sia importante, per chi ama il cammino. Non toglie nulla, anzi aggiunge. E se il cammino è una palestra di attenzione, un modo di prenderci cura di noi stessi, la parola aiuta. Accompagna e approfondisce. Illumina in modo diverso la nostra esperienza e fa sì che qualcosa di essa rimanga.

I passi ci cambiano, le parole ci cambiano.

Mi piacerebbe parlare ancora di queste cose. E far sì che un’esperienza di cammino possa diventare anche un luogo di sperimentazione della parola scritta, della parola condivisa.

 

 

 


Lascia un commento

Tra Creta e Verona, chilometri spesi beni

gianotti

Metti una sera a Verona, che non è proprio dietro l’angolo. E’ vero,  sei già a Udine, per una rassegna di autori toscani nelle meravigliose librerie del Friuli, il che vuol dire che sei un po’ più vicino, ma mica tanto, solo un po’. Tanto più che non c’è verso, prima che la notte finisca devi tornare a casa, a Firenze.

Metti però che quella non è una sera come le altre: c’è Luca Gianotti, che in anteprima presenta il suo nuovo libro, Rapporto a Kazantzakis, racconto di una traversata di Creta a piedi che esce per Edizioni dei cammini. Sarà in libreria lo stesso giorno che vedrà la luce anche un mio nuovo libro, sulla Via delle Foreste Sacre in Casentino. Appuntamento al Museo Africano – un posto bellissimo dai comboniani, dove già mi è capitato di presentare La strada delle legioni – ore 20.30.

Faccio due calcoli: certo sarà dura deviare da Udine a Verona e di lì riprendere per Firenze, assai più tardi. Però che dire: rivedrò Luigi, il titolare di Gulliver, una delle più belle librerie di viaggio in Italia; avrò modo di salutare Beppe del Cai e altri amici di Verona; soprattutto avrò finalmente modo di conoscere Luca, anche se in effetti mi pare di averlo già conosciuto, attraverso le sue pagine: sarà mai che è stato proprio lui a schiodarmi dai viaggi sognati sul divano e a spingermi al cammino?

Dura, certo: ma a parte le poche cose che ho potuto dire io, quando il microfono mi è stato messo tra le mani, sapete, non si contano le cose che mi sono portato dietro grazie alle parole di Luca.

Il suo libro non l’ho ancora letto. E’ in bella vista sul comodino, presto lo leggerò. Ma intanto ho capito che Creta non è solo il meraviglioso mare in cui tuffarsi, è anche i monti dietro, su cui inoltrarsi a passo lento, profumo di macchia mediterranea e odore di incenso nelle chiesette ortodosse. Ho capito, se ancora non lo avevo capito, che il cammino è scelta, prova, esperienza che va nel profondo. Che è ritorno su cui si misura il tempo e il cambiamento.

Intanto ho scoperto qualcosa anche su Nikos Kazantzakis  – scrittore che pensavo fosse da ricordare solo per Zorba il greco e il sirtaki, insomma solo una spanna sopra il folclore locale. Luca ci ha spiegato quanto complesso e tormentato e affascinante sia stato un uomo che, tra le altre cose, ha raccontato anche San Francesco – ecco qualcosa che mi riporta alle mie Foreste Sacre – per poi finire sepolto fuori dalla terra consacrata. Ne saprò di più tra poco.

Sono tornato a casa, più ricco di parole e di sguardi. E anche di gente perché, a dirla tutta, Luigi e Luca sono riusciti a mettere insieme almeno trecento persone, in una sera così. Che parlava di Creta o piuttosto di molto altro. Lezione importante, lezione che mi ha tenuto sveglio, mentre con la mia macchina tornavo verso casa.

 

 

 

 


Lascia un commento

Un cammino sotto la pioggia prima di chiacchierare

viadegldiei10

Mica male, arrivare a presentare un libro su un cammino dopo aver camminato per un bel pezzo. Mica male, se poi arrivi insieme alle persone con cui hai condiviso un bel pezzo di strada, mescolando passi e parole.

Prima non mi era mai successo, solo una volta mi ero “conquistato” la presentazione con un discreto impegno fisico. Qualche anno fa, nell’ambito di una meravigliosa manifestazione, il Giro d’Italia in 80 librerie. A me era toccata la tappa da Livorno a Cecina, nel giorno più torrido dell’intera estate. Ero sceso di bici con una mezza insolazione. Per spiccicare parola avevo seccato una bottiglia d’acqua. Era stato un giorno meraviglioso.

Questa volta la sete non è stata un problema. Piuttosto di acqua ce n’è stata fin troppa, sulle nostre teste. Ma procedo per ordine, per dirvi che la cosa era stata organizzata dalla splendida Pro Loco di Vaglia (almeno fatemi ringraziare Sandro Corona, Sebastiana Gangemi e Costanza Villani), con la volontà certamente di parlare del mio libro, ma anche di raccontare le attrattive della Via degli Dei.

E prima di raccontare, non era meglio rendersene conto di persona?

Così era spuntata una vecchia amica, Elena Beleffi, nel frattempo diventata guida ambientale. Sua l’idea di far precedere alla presentazione un’esperienza di cammino.
Meteo impietoso, certo. Qualche esitazione alla partenza. Dopo pochi passi il diluvio ci ha costretto a rintanarci sotto un ponte della ferrovia. Ma poi in una dozzina siamo ripartiti per il nostro assaggio di Via degli Dei. Fino a Buonsollazzo, splendida badia che stringe il cuore vedere in questo stato di abbandono. E poi giù giù, fino al centro civico che ospitava l’incontro.
In che condizione? Vi dico come ero ridotto io. Fradicio, con i pantaloni inzaccherati fino al ginocchio e gli scarponcini da trekking buoni per i pesciolini rossi.

Certo non il look da una presentazione come le altre. Ho strizzato la mantella, l’ho ripiegata, mi sono messo a sedere. Sul tavolo già le copie di Tre uomini a piedi. Ho guardato le persone davanti, che erano molte. E poi ho cominciato a parlare, come si fa alla fine di una tappa. Come in un rifugio, magari con un bel fuoco nel camino a riscaldare.

Fradicio, non disidratato come l’altra volta. Ma un altro giorno meraviglioso.