Le librerie sono le case del libro, altro che Amazon

I libri mi piace acquistarli nelle librerie, non altove. E anche quando non li acquisto – cosa che in realtà succede di rado – mi piace frequentare le librerie, che offrono ciò che Amazon non potrà mai offrire: leggere sarà pure atto individuale, ma la lettura è socialità che le librerie tengono viva, costruendo piccole meravigliose comunità. 

Le librerie sono la casa del libro, ma ce ne sono alcune in cui sono io a sentirmi a casa. E’ il caso dei Diari di Bordo di Parma di Antonello e Alice, persone che ho sentito amiche ancora prima di conoscerle di persona. 

Ai Diari non ho solo ho presentato i miei libri – dall’Ambasciatore delle foreste al Maragià di Firenze, fino all’Isola dalle ali di farfalla, scritto col mio amico Tito Barbini – i Diari a  volte li ho raggiunti dalla mia Firenze, costringendomi a spericolate coincidenze di lavoro e treni, solo per il piacere di un incontro nel segno della conversazione intelligente, del riconoscersi reciproco tra autori e lettori. 

Tremo all’idea che la pandemia ci faccia magari leggere un po’ di più, ma ci abitui anche all’idea che si possa fare a meno delle librerie e di ciò che nelle librerie ci tiene insieme.

So che la pandemia sarà davvero alle spalle solo quando potremo darci appuntamento ai Diari di Bordo e – ovvio – in tante altre meravigliose librerie di Italia. 

E dato che so che no n è un bel momento per i Diari – non può esserlo – stasera farò un acquisto da loro tramite Bookdealer.  Si può fare anche così, consegna a domicilio, ma sostenendo una libreria. 

Certo sceglierò tra gli ultimi libri proposti da Antonello e Alice. Per esempio le poesie del mitico Leonard Cohen, oppure qualcosa di Saer. 

E sarà come un ponte tra Firenze e Parma, come abitare una casa che non è solo la mia casa