Libro con dedica, un’estate al mare e tante domande

Dunque andiamo per ordine, questo è l’antefatto: più o meno dai tempi del lockdown mi è capitato di rifornirmi da una libreria di Tarquinia, ricca di proposte fuori catalogo. Volevo tuffarmi nella letteratura italiana del Novecento che ultimamente avevo trascurato e farlo con le vecchie edizioni, che erano anche un ricordo di infanzia e adolescenza: è così che sono tornato a grandi come Goffredo Parise, Anna Banti, Piero Chiara, Guido Piovene, Carlo Cassola e tanti altri. Per le letture è stata una bella estate.

Tra gli autori che ho ritrovato a un certo punto c’è stata lei, Fausta Cialente, davvero troppo trascurata. Un suo libro bellissimo, uscito nel 1976, vincitore nello stesso anno dello Strega. Le quattro ragazze Wieselberger: un’opera in gran parte autobiografica in cui Fausta racconta la storia della sua famiglia – quanto è lunga la strada che da Wieselberger porta a Cialente? – originariamente una famiglia della Trieste borghese, austro-ungarica, animata da gente come Italo Svevo, Umberto Saba, James Joyce.

Ma questo è solo l’antefatto, appunto. Perché quello che conta è il volume che a un certo punto il corriere mi fa avere a casa. Nonostante qualche ricciolo e strappo in copertina è bellissimo, anzi, le imperfezioni gli danno di per sé un’anima. Ma poi giro la copertina, atterro nella pagina bianca prima del frontespizio e c’è una dedica:

A Maria Cristina, buone vacanze. Mamma. Agosto 1976.

1976: lo stesso anno in cui il libro esce e vince lo Strega. Agosto, il mese delle vacanze al mare. Un regalo prima della partenza.

E io, vi giuro, per un pezzo non vado più avanti. Chi era questa mamma? Chi era Maria Cristina? C’era un qualche motivo particolare per cui questa mamma ha voluto regalarle proprio questo libro, che racconta una storia di famiglia? E lei, Maria Cristina: se l’è portato in spiaggia, l’ha letto su una sdraio? Com’è che le parole di queste pagine si sono mescolate ai giorni di vacanza? Si è addormentata con queste parole, la risacca del mare a cullarla? Per caso era in Versilia, lo stesso mio mare da ragazzino, in quegli stessi anni?

Non mi stanco di pensarci. Maria Cristina, già, anche il nome di mia sorella. Fantascientifico pensare che questo libro sia partito da Firenze, per arrivare sugli scaffali di una libreria di Tarquinia e quindi ritrovare casa come un cane abbandonato sull’autostrada.

No, non penso proprio: però è da giorni che ci fantastico sopra. Vorrei conoscere Maria Cristina, questa Maria Cristina. Vorrei saperne di più sul viaggio di questo libro.

Per suo tramite coltivo l’emozione di questi tesori di carta che viaggiano, vanno e vengono, come vagabondi della Route 66 che non sanno dove dormiranno a sera….

Sorprese e gioie che non toccheranno a chi si è fatto conquistare dalla tecnologia del ebook. Noi, mi raccomando, continuiamo a firmare i libri, a metterci date e luoghi: serviranno ai colombi viaggiatori del libro, verso dove chissà.

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