Stanno tutti bene, che idea tra le vigne

Si può dimostrare con i fatti: c’è un’alternativa tra il non fare (e restarsene a casa) e il fare come prima, il fare che per adesso non ci si può permettere. Sono trascorsi alcuni giorni dal festival Stanno tutti bene, cinque giorni di concerti, incontri e mostre che si sono tenuti alla Tenuta Lenzini, azienda vitivinicola da cartolina sulle colline della Lucchesia. Prima mi sono coccolato le emozioni che mi ha destato, l’onda lunga delle sensazioni positive, ora provo a ragionarci come un modello possibile, un modello che funziona, nell’Italia dell’emergenza che non è finita.

Lo voglio sottolineare ora che le discoteche sono state chiuse – non che me importi molto delle discoteche, ma per intendersi, per dire che l’alternativa non è mai secca, che c’è modo e modo per stare fuori, per stare insieme.

Se ho ben capito, l’idea di Stanno tutti bene è venuta da alcuni lavoratori dello spettacolo – per esempio tecnici del suono – che si sono dovuti fermare nei mesi del lockdown. Era possibile fare qualcosa di diverso, di bello ma anche di sicuro?

Ed ecco che i vigneti diventano la location di un  festival diffuso, dove Bobo Rondelli, Tommaso Novi, Ascanio Celestini, Marco Panattoni possono esibirsi, dove scrittori come Valerio Aiolli, Leonardo, Marco Vichi possono riprendere la parola in presenza. 

Ci si può distribuire per poggi interi, tra un filare e l’altro, mantenere la giusta distanza, lasciarsi avvolgere dal suono che arriva senza disturbo. Si può bere bene – coi vini della cantina – si può mangiare altrettanto bene – con le proposte dei ristoratori di Lucca e dintorni: così anche loro hanno una carta in più da giocarsi. Anche qui in tutta sicurezza: non ci sono tavoli, questo è un picnic collettivo, ognuno si cerchi il suo posto sotto una vite, distenda la coperta, allunghi le gambe. 

Stanno tutti bene: un auspicio, ma anche un’affermazione. Vale almeno qui e ora, vale certamente per me, di sicuro anche per diversi altri.

E ora che qualche giorno è passato, mi domando se un’idea del genere non sarà tra le piccole grandi cose che potremo consegnare al dopo. Un’idea che può contagiare, con la musica e le parole degli scrittori. Fuori dalle grandi città, dai centri ingorgati, nella bellezza toscana delle colline e delle fattorie.

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