Librerie, tre promesse a noi stessi in vista di una felice overdose

Perché le tabaccherie aperte e le librerie no? Perché in giro per la città si consegnano le pizze ma non i libri? 

Sono domande che rimugino da un pezzo, depresso per tutto quello che sta succedendo, ovvio, ma preoccupato anche per quello che sta succedendo, che succederà, a quello che considero il mio mondo. Intendo il mondo del libro, abitato da editori coraggiosi, librerie non meno coraggiose, gruppi di lettura e quant’altro.

Mio mondo non lo dico per presunzione e per vanità, lo dico perché questo è un pezzo di buona Italia, perché sono convinto che la cultura fa sempre bene, ma fa ancora meglio nei tempi più duri, perché mi dà ancora calore la frase della Yourcenar – Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito – e alla parola biblioteca sostituisco facilmente ogni libreria, anche domestica, mentre l’inverno dello spirito, beh, mi sembra che sia già qui. 

In questi giorni ho pensato ai bandoni tirati giù, alle vetrine spente, agli affitti e alle altre spese che comunque ci saranno, al cuore e al coraggio di tanti librai che prima non se la passavano bene, ma ora rischiano di essere travolti. Loro e loro librerie che in questi anni, non è retorica, hanno rappresentato presidi di cultura.  

Queste le domande, questi i pensieri che mi hanno rattristato. Poi stamani ho acceso il computer, ho letto il post di Arcadia, una meravigliosa libreria di Rovereto che ho avuto modo di conoscere di persona nemmeno due mesi fa: parlava delle persone che, malgrado la chiusura, telefonano cercando di non rinunciare ad un brandello di normalità, alla risposta di una voce amica, al suggerimento di un libro, spesso chiesto per un’esigenza particolare o uno stato d’animo. Lettori che in qualche modo intendono tenere vivo il legame con la loro libreria, tanto che a quest’ultima è venuto in mente di proporre kit di pronto soccorso letterario (di cosa si tratta scopritelo qui).

Mi ha fatto stare bene, questo post, mi ha richiamato alla mente tutte le altre librerie di Italia che in queste settimane non si stanno rassegnando, che qualcosa provano a fare comunque: suggerendo titoli per mail, raccogliendo ordinazioni, provando a recapitare i libri attraverso le edicole o in altri modi, rafforzando la presenza sui social, organizzando addirittura letture o incontri in remoto, e così via. 

(tra l’altro: mi piacerebbe adoperare questo blog e i miei social per segnalare tutto questo: fatemi sapere… )

Però ognuno faccia la propria parte, tocca anche a noi. Il che mi sembra voglia dire almeno: 

– non comprare oggi su Amazon, tanto le librerie sono chiuse. Gente come noi una scorta di libri da leggere a casa ce l’ha. Fosse anche il classicone che non abbiamo mai osato, il regalo che ci hanno fatto e abbiamo lasciato intonso. (e per gli incerti, verificare prego dove Amazon paga le tasse)

– stare dietro a ciò che fanno in questi giorni le librerie. Segnaliamo e condividiamo, usiamo anche per questo Fb e compagnia bella.

– resistere alle tentazioni. Avremo, certo, l’insopprimibile desiderio di un libro che non possediamo, succede, a volte basta la citazione su un quotidiano, una parola in rete, un fiotto di curiosità, oppure un qualche accadimento (io per esempio ora vorrei mettere le mani su un libro del compiantissimo Gianni Mura oppure su diversi titoli del non meno compianto Arbasino). Niente Amazon, di nuovo, niente discutibili download. Resistere è dura, ma ce la possiamo fare. Usiamo un taccuino, segniamoci i titoli.

Sarà più bello dopo, quando potremo far visita al nostro abituale spacciatore. Rischieremo felicemente l’overdose. Felici di essere stata comunità in rete, virtuale quanto si vuole, ma capace di rimaterializzarsi da un giorno all’altro.