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Girando per l'Italia che cammina e che legge

Amache, stelle e vino nel festival di Chiusure

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chiusure

Mettete un borgo bellissimo, di cui peraltro io fino a poco tempo fa non avevo nemmeno sentito parlare: bellezza di un’Italia sempre generosa di sorprese. Aggiungete un’associazione culturale – in gran parte di giovani – che in quel borgo decide di organizzare un piccolo festival: senza pretese, senza grandi budget, senza nemmeno grandi nomi, ma con entusiasmo, qualche buona idea, una manciata di ospiti che hanno qualcosa da raccontare. Solo un giorno per cominciare, poi gli anni prossimi si vedrà.

Scommessa troppo ardita in un’estate dove ovunque ci si giri ci si imbatte in festival, rassegne, concerti, salotti all’aperto e quant’altro? Forse sì, con un occhio all’affollamento dei calendari e alle attenzioni mediatiche. O forse no, se si scommette su cose buone, genuine. Se prima di tutto c’è la voglia di fare qualcosa insieme e di accogliere con lo stesso spirito chi viene da fuori.

Il borgo si chiama Chiusure, non fa nemmeno comune (è nel territorio di Asciano), ma è una meraviglia che guarda dall’alto le Crete senesi. Il festival si chiama come l’associazione che l’ha organizzato: Festival dell’Anda e del Rianda. E mi piace, perché mette insieme la familiarità con la lingua toscana e una verità che è di sempre, ovvero che è il viaggio non può prescindere dal ritorno.

Ci sono stato, a Chiusure. Ricordo come ci siamo ritrovati su un cassero con panorama mozzafiato e una brezza che non mi sembrava vera dopo lo scirocco fiorentino. Ricordo la gente che, oltre le file di siede, ascoltava sdraiata in amaca – invidia, invidia – e un buon bicchiere di vino del posto offerto all’arrivo. Ricordo due ragazzi che hanno distribuito carta e penna perché tutti provassero a disegnare un personaggio dei fumetti. Ricordi una band che ha riempito delle sue canzoni una piazza e le strade intorno. Ricordo il gran finale con uno spettacolo che era lo spettacolo delle stelle in cielo, indagate e raccontate.

C’ero anch’io, ovviamente, a leggere qualcosa da Tre uomini a piedi e da Per le Foreste Sacre. Ma ciò che ho ricevuto è senz’altro più di ciò che ho dato. Perfino l’idea di un’Italia migliore.

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