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Girando per l'Italia che cammina e che legge


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Con Scarpe Diem l’Italia che è migliore

torreneri

Prendete un borgo che non fa nemmeno comune – tecnicamente è solo una frazione di Montalcino – e che non sarebbe nemmeno un granché noto, non fosse che la Francigena lo attraversa da un capo all’altro e che ogni pellegrino qui può trovarvi l’alimentari per il panino, un fontanello per dissetarsi e un po’ d’ombra sotto i tigli per il riposo.

Aggiungete un gruppo di persone che in questo borgo sono nate e hanno vissuto un bel pezzo di vita, magari prima che le vicende del lavoro e della famiglia le portassero da qualche altra parte.

Aggiungete, ancora, una gran voglia di riannodare i fili, di ritrovarsi, intendo ritrovarsi non solo per una cena, ma per qualcosa che vada oltre, che abbia persino il senso di un progetto.

Ecco, questi sono gli ingredienti. E non era facile che, una volta messi insieme, ne sortisse fuori qualcosa di buono. Ma a Torrenieri – così si chiama – questo è successo davvero.

Cosa potevano avere in comune queste persone oltre al passato? Il cammino, no? Qualcosa che richiama le stesse radici di questa comunità, ma che riguarda anche il presente, anche il futuro.

E così loro hanno cominciato a camminare e camminando si sono fatti venire tante buone idee. Perché non riscoprire le strade dei dintorni che i nonni percorrevano di podere in podere? Perché non presentare di tanto in tanto qualche libro, visto che parole e passi hanno un loro modo di richiamarsi a vicenda? E perché non provare ad accogliere i pellegrini in transito, facendosi raccontare le loro storie?

Poi cominceranno anche i cammini al chiar di luna – meraviglia – a cui finiranno per partecipare anche 130 persone – solo per dire, perché in certe cose i numeri contano fino a un certo punto.

I vecchi amici – e gli altri che nel frattempo si sono aggiunti – si sono costituiti in associazione. Il nome? Anche questa una meraviglia: Scarpe Diem.

È stato bello l’altro giorno tornare dagli amici e dalle amiche di Torreneri, per chiacchierare dei cammini che ho provato a raccontare in Tre uomini a piedi e in Per le Foreste Sacre.

Se non per le mie parole devono essermi grati perché dopo tanto tempo ho portato loro la pioggia: non molta, ma abbastanza per abbassare la temperatura. E comunque meglio di uno sciamano cheyenne.

Io invece gli sono grato per molte cose, non ultimo per la cena in trattoria dove mi hanno deliziato con una buona razione di porcellino sardo. E non dovrei stupirmi in effetti, visto che è un posto dove si dice che ogni tanto si declamano versi improvvisati e dove all’ingresso c’è sempre l’acqua per il viandante.

Solo per dire: perché in realtà dovrei essere grato per l’ospitalità, per il calore dell’amicizia, soprattutto per il fatto che persone così mi danno il senso di un’Italia che non è peggio, è meglio di quanto si dipinge.